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Storia del Palio 
Feb 13, 2020

I luoghi di origine dei fantini: la Campania


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Iniziamo questo viaggio in compagnia di Roberto Filiani.

Sfruttando l’immenso e preziosissimo lavoro di Orlando Papei e dei suoi collaboratori del palio.org iniziamo un viaggio nei luoghi d’origine dei fantini, tenendo presente come riferimento principale il luogo di nascita e le origini certificate di ognuno di essi, confidando di non commettere errori o dimenticanze che vi invitiamo eventualmente a segnalare.
Il nostro viaggio inizia dalla Campania, regione che ha fornito al Palio solo otto protagonisti alcuni dei quali, però, con storie molto interessanti da raccontare.
Con ogni probabilità il primo campano, almeno di nascita, a calcare il tufo fu Giovanni Serio che corse il suo unico Palio nel Drago nel luglio 1902 senza nemmeno ricevere il tradizionale soprannome.
Originario della provincia di Caserta si trasferì nel viterbese visto che il fratello minore, il ben più noto Angelo detto “Pirulino” vittorioso nel luglio 1923 nella Lupa, viveva in quella zona, già da tempo importante serbatoio per i fantini del Palio.
Dopo trent’anni molto più significativa fu l’esperienza di Fortunato Castiello detto “Napoletano”, anche lui nativo del casertano, che arrivò a Siena nel 1931, reduce dal servizio di leva a Pisa e Livorno e con una discreta esperienza maturata negli ippodromi del Sud Italia.
Dal luglio 1931 all’agosto 1939 corse otto Palii vincendo quello dell’agosto 1937 nella Civetta su Folco, risultando così il primo fantino di origini meridionali a vincere in Piazza del Campo.
Dopo i primi cinque Palii, peraltro consecutivi, il Napoletano sparì e venne ripescato, nell’agosto 1937, per sostituire il vecchio Picino alla quarta prova; nel Palio, dopo una mossa annullata tra mille polemiche, riuscì a vincere abbastanza agevolmente precedendo Ganascia, nel Leocorno su Ruello, vendicando così le nerbate subite dal fantino amiatino nel luglio 1932.
Per il resto la carriera del Napoletano fu decisamente anonima e si chiuse nell’agosto 1939 nell’Onda sul modesto Falco; reduce di guerra il fantino campano tornò a Siena nell’agosto 1945 ma pur disputando cinque prove, in ben tre contrade diverse, restò a piedi e di lui si persero le tracce fino all’ultima apparizione per due prove del luglio 1948 nella Giraffa.
Pur essendo nato in Sicilia Gioacchino Calabrò detto “Rubacuori” era napoletano verace appartenente ad una ricca ed importante famiglia.
Arrivò a Siena, un po’ per studio un po’ per spirito d’avventura, nella primavera del 1945 e la sua passione per i cavalli favorì l’incontro con Ganascia col quale iniziò a montare a pelo.
Fu proprio Ganascia a favorirne il debutto di luglio, nella Pantera su Bozzetto e già dalla carriera successiva iniziò l’indissolubile legame tra Rubacuori ed il Drago che avrà il suo apice nel Palio della Pace.
Rubacuori sul mitico Folco soli contro lo strapotere del Bruco spalleggiato da tutti gli altri fantini e da gran parte delle altre contrade, una corsa coraggiosa, quasi sfrontata, avversa al volere comune e l’epilogo violento, tutti ingredienti che hanno fatto entrare il Palio della Pace e di conseguenza il giovane studente di giurisprudenza venuto dal Sud nella leggenda.
In seguito Rubacuori corse altri due Palii, sempre nel Drago, ritrovando nel maggio 1947 l’ormai anziano ed acciaccato, ma sempre adorato, Folco.
Ma il legame tra Rubacuori e Siena non finì: nel settembre 1972 e per i due Palii del 1973 l’ormai noto avvocato Calabrò ricoprì la carica di Mossiere ed infine, ormai anziano, scelse di tornare in città per realizzare il desiderio di vivere gli ultimi suoi anni all’ombra della Torre del Mangia.
Il quinto campano a calcare il tufo di Piazza del Campo fu Giuseppe Vivenzio detto “Peppinello”, da Lauro provincia di Avellino, fantino dalla carriera discussa, breve e fulminante.
Scoperto dal Sor Ettore Fontani debuttò nel Drago nel luglio 1964 sulla forte Arianna e fu subito vittoria, in una carriera condotta dalla mossa al terzo bandierino.
Ben più complicata la seconda ed ultima vittoria dell’agosto 1964 quando Peppinello fu protagonista di un vero e proprio “giallo”.
Dopo la prima prova, disputata nell’Oca su Selvaggia, Peppinello, per non meglio precisati motivi, scappò dall’Oca per rifugiarsi successivamente presso la villa della Capitana della Torre.
All’Oca non restò che incassare la beffa ed affidarsi al modesto Bozzolo, ma i colpi di scena non erano ancora finiti e l’infortunio del Solitario nella Chiocciola su Danubio della Crucca, nel corso della Provaccia, aprì proprio a Peppinello le porte di San Marco.
La reazione degli ocaioli fu veemente ed i primi problemi si ebbero nel corso della segnatura che si tenne in notevole ritardo, seguirono altre scaramucce e per precauzione Peppinello venne esentato dal partecipare al Corteo Storico.
Si arrivò al Palio in un clima tesissimo, dalla mossa uscì prima la Torre e con il gruppo all’altezza di Fonte Gaia, nei pressi dei palchi, un monturato dell’Oca sferrò un calcio violento verso Peppinello che sbilanciato ed impaurito cadde poco più avanti.
Il Palio sembrava destinato alla Torre con Rondone su Daria ma il destino volle ancora mischiare le carte in tavola mettendo in scena un epilogo incredibile: la rimonta di Danubio fu inarrestabile e si concretizzò al terzo Casato.
Una serie di coincidenze incredibili aveva favorito il cappotto di Peppinello ma quella fu paradossalmente anche la fine del fantino di Lauro che in seguito pagò l’ovvia ostilità dell’Oca e riuscì a correre solo altre tre volte per l’altro sempre su cavalli non di prima fascia.
Negli anni settanta la colonia campana aumentò di quattro elementi.
Le meteore Vittorio Cerrone detto “Turbina” ed Aniello Damiano detto “Damasco” non andarono oltre il loro deludente esordio.
Più lunga ma senza acuti, nonostante le ottime credenziali, la carriera del baffuto Vincenzo Foglia detto “Frasca” che corse sette volte dal 1971 al 1977.
Il fantino napoletano fu particolarmente legato alla Civetta in cui corse ben cinque volte, ma il ricordo più saliente fu la clamorosa fuga del luglio 1974 quando i panterini inferociti per la deludente prestazione su Ringo, cavallo con cui Frasca ebbe grandi successi in provincia, lo inseguirono per tutta la piazza.
Avrebbe, invece, potuto avere ben altri esiti la carriera del napoletano Renato Monaco detto “Grinta”, otto partecipazioni dal luglio 1976 al settembre 1980.
Grinta andò vicinissimo alla vittoria nel rocambolesco Palio del luglio 1979 quando, nel Drago sul purosangue Flash Royal, venne beffato negli ultimi metri, dopo aver condotto per gran parte della corsa, dalla rimonta impetuosa di Tremoto nella Civetta su Quebel.
Il resto della carriera del Monaco fu sicuramente condizionato da quella clamorosa sconfitta, il Drago, tuttavia, continuò a dargli fiducia con la grande occasione di montare Rimini nello straordinario del settembre 1980 ma Grinta disputò un Palio decisamente negativo e la delusione patita lo portò alla decisione di ritirarsi.

 

Roberto Filiani

Foto: www.ilpalio.org 

 




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