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I luoghi di origine dei fantini: l'Umbria


I luoghi di origine dei fantini: l'Umbria

21/03/2020

Il più famoso fu Tripoli Torrini detto Tripolino.

’Umbria ha regalato al Palio uno dei campioni più celebrati del secolo scorso: Tripoli Torrini detto “Tripolino”, il mattatore degli anni ’30 la cui irresistibile ascesa fu sicuramente frenata solo dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Nato a Castiglion del Lago, l’8 marzo 1913, il piccolo Tripoli imparò a cavalcare sin da bimbo, insieme ai fratelli, montando i maiali della fiorente azienda agricola di famiglia.
Gli esordi sfolgoranti nelle tante corse in provincia, in particolare quelle di Monte San Savino, lo posero subito all’attenzione di Guido Rocchi, Capitano plurivittorioso del Nicchio e vero scopritore di talenti.

Rocchi di professione faceva il macellaio e da anni era in ottimi rapporti di amicizia e commerciali con la famiglia Torrini e questo favorì sicuramente l’avvento di Tripoli a Siena.
A fare da apripista, nell’agosto 1930, fu Ezio Torrini, fratello maggiore di Tripoli, che corse nella Pantera su Beppina entrando nella storia per essere stato l’ultimo fantino a non essere stato segnato col tradizionale soprannome.

Nel Palio del 2 luglio 1931, alla prima occasione utile, sempre su Beppina, il Nicchio fece debuttare il diciottenne Tripoli che iniziò quel giorno una carriera tanto breve quanto entusiasmante.

Legato a filo doppio col Nicchio il giovane Tripoli conquistò la sua prima vittoria nell’agosto 1932 su Ruello, sfruttando a proprio vantaggio una mossa contestatissima caratterizzata dalla netta contrapposizione tra il T.O.N.O. e lo schieramento opposto formato da Torre, Bruco e Chiocciola.

L’idillio tra il Nicchio e Tripolino ebbe però breve durata ed infatti nell’agosto 1934, nel Palio che segnò la fine del T.O.N.O., il fantino umbro fu clamorosamente smontato da Guido Rocchi a favore del compiacente Pietrino che favorì in modo palese la vittoria del Meloncino, nell’Oca su Wally.

In breve, però, Tripolino seppe rifarsi trovando il suo “habitat” ideale nella Lupa e nel Drago, contrade per le quali conquistò ben quattro successi equamente divisi.
Tripolino sfruttò in pieno la possibilità di montare i migliori cavalli dell’epoca, Ruello e Folco, vincendo quasi sempre in maniera netta dopo partenze fulminee, dote innata del fantino di Castiglion del Lago.

Un dominio praticamente incontrastato che mise in grande difficoltà soprattutto Ganascia col quale Tripoli instaurò uno strisciante dualismo che però in qualche occasione si trasformava in tacita alleanza.

Il punto più alto dello strapotere di Tripolino coincise con la sua sesta ed ultima vittoria, quella del 16 agosto 1938 ottenuta dopo sole tredici partecipazioni.

Reduce dalla vittoria di luglio, nel Drago su Folco, Tripoli soprese tutti andando a montare Sansano, un barbero non ritenuto tra i migliori, nella Chiocciola in contrapposizione con la rivale Tartuca che poteva contare sulla ben più accreditata accoppiata formata da Ganascia e Ruello.

Ne venne fuori una vittoria netta, una corsa che rasentò la perfezione che mandò Tripolino in paradiso e Ganascia all’inferno per la dura contestazione che i tartuchini riservarono al loro ex idolo.

Come detto il seguito della carriera di Tripolino non fu vittorioso: un 1939 molto deludente, l’interruzione bellica ed una clamorosa purga nel Palio del luglio 1945, abbinati a continui problemi di peso, fecero da lungo preludio all’addio definitivo del maggio 1950.

In quella occasione Tripoli fu montato all’ultimo momento dalla Lupa su Salomè principalmente per ostacolare l’Istrice favorito assoluto con l’Arzilli sulla velocissima Popa.
Invece, dopo mille colpi di scena, Tripolino si trovò a lottare il Palio fino agli ultimi metri proprio contro il rivale Ganascia.

Una carambola all’ultimo Casato, innescata proprio da Ganascia, mandò il fantino umbro sul tufo e Salomè lasciò il passo alla scossa Gaia che portò il Palio nel Montone.

La delusione per Tripoli fu atroce, non solo l’umiliazione ricevuta da Ganascia, quella caduta, la prima della sua carriera, riaccese in lui l’ossessione di farsi male che provocò il suo prematuro ritiro.

Dopo l’era di Tripolino un altro fantino di Castiglion del Lago corse il Palio: Umberto Castiglionesi detto “Biba” che nel luglio 1956 debuttò nella Lupa.

La carriera di Biba, pur non brillante, fu contraddistinta dalla fortuna di poter montare in ben tre occasioni la favolosa Uberta de Mores: due volte nella Torre, con esiti deludentissimi ed una nell’Istrice.

Proprio per Camollia, nel luglio 1958, Biba conquistò la sua unica vittoria dopo aver dominato dalla mossa fino all’ultimo Casato dove una clamorosa caduta non impedì ad Uberta di vincere scossa precedendo di un soffio il Gentili nella Pantera.

A precedere Ezio Torrini, Tripolino e Biba da Castiglion del Lago furono altrettanti fantini di Orvieto a partire da Guerriero Guerrieri detto “Scansino I” che corso solo il Palio alla Romana del 19 agosto 1894, nella Lupa, per poi essere montato solo in numerose prove fino al 1910.

Più lunga e soddisfacente la carriera di Francesco Menchinelli detto “Pallino”, classe 1879.
Pallino corse sedici volte dal 1900 al 1909 vincendo il Palio del 2 luglio 1902 nell’Onda su Ponona, dopo una carriera fortemente contrastata con Popo nella Lupa su Nocciola.

Decisamente incolore, invece, la carriera del terzo orvietano: Ugo Benedetti detto “Il Rosso” che debuttò nel Nicchio il 2 luglio 1907 e corse il nono ed ultimo Palio nell’agosto 1923 per il Drago, dopo ben undici anni di assenza e tante prove corse per poi essere puntualmente smontato.

L’ultimo umbro, anche se di chiarissime origini sarde, ad aver corso il Palio è stato Massimo Columbu detto “Veleno II”, nato a Gubbio il 12 giugno 1974.
Principale caratteristica della carriera del Columbu, iniziata nell’agosto 1996, è senza dubbio la sua spiccata propensione ai Palii d’ostacolo nei confronti dell’avversaria.

Di lui si ricordano le maxi squalifiche di dieci Palii: quella subita per i fatti del Palio dell’agosto 2006 e quella in corso, comminata con provvedimento d’urgenza, dopo il clamoroso ostacolo portato al Tittia nel luglio 2015.

Chiudiamo ricordando che Massimo Colombu è anche il proprietario e l’allenatore del favoloso ed ambitissimo Remorex, cavallo che ha vinto scosso nell’ottobre 2018 e nell’agosto 2019.

 

Roberto Filiani

Foto: www.ilpalio.org 

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