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Roberto Filiani ripercorre la storia di questo grande cavallo vincitore di 8 Carriere.
Parlando di Folco, non senza commozione, il vecchio Tripolino diceva: “..Con Folco mi trovavo bene, era una bestia intelligentissima, freddo tra i canapi, non sbagliava una curva … quei due (Folco e Ruello ndr) perdevano solo se i fantini facevano camorra …”
Bastano queste poche ed emblematiche parole per descrivere la grandezza di Folco, barbero mito del Palio con le sue venti presenze impreziosite da otto vittorie, record eguagliato da Panezio nel 1983.
Folco debuttò nel luglio 1933 toccando alla Tartuca che l’affidò alle mani energiche di Ganascia il quale, soprattutto nelle prime due prove, ebbe il suo bel da fare per gestire l’irruenza di quel giovane e sconosciuto barbero.
Ma pian piano Folco sembrò trasformarsi e vinse alla grande il Palio con Ganascia a giostrare di nerbo contro il vecchio Meloni su Wally nella Lupa.
La sorte riportò Folco in Castelvecchio anche ad agosto, l’accoppiata naturale con Ganascia si riformò senza esitazioni ed il cappotto arrivò dopo una carriera ancora lottata con la Lupa, anche questa volta protagonista sfortunata con Tripolino e Ruello.
Dopo tale impresa, a seguito di una trattativa lunga e complicata, Folco venne acquistato da Paolo Neri, noto cavallaio, che per cercare di coronare il suo sogno di vincere il Palio non esitò a sborsare la considerevole cifra di 1000 £.
I Palii successivi, tuttavia, non furono fortunati per Folco oscurato da Ruello protagonista, quasi incontrastato, dal 1934 al 1936.
Ma Folco doveva scrivere ancora tante pagine leggendarie ed approfittando del declino del rivale Ruello dal 1937 si riprese lo scettro di “Re della Piazza” perdendo solo in due occasioni, nell’agosto 1938 e 1939, quando lo strapotere del sauro di Paolo Neri fu chiaramente sacrificato sull’altare delle strategie paliesche.
Il cappotto del 1937 e la vittoria nel luglio 1938 confermarono la forza di Folco, quasi sempre protagonista di carriere dominate dalla mossa al terzo bandierino, anche con monte non proprio di primo piano come quella del Napoletano, nella Civetta, nell’agosto 1937.
Le tragedie della guerra fermarono il Palio per cinque dolorosi anni ma Folco restò nell’immaginario collettivo come un vero e proprio mito, il cavallo dei sogni a cui tutti affidavano le proprie speranze di tornare vittoriosi in Piazza.
Non a caso nel 1941, nei giorni che dovevano essere di Palio, quando Pappio portò Montecucco nell’Entrone, in una sorta di rito di speranza, tanti contradaioli si commossero confondendo il cavallo del Sor Ettore con Folco.
Il due luglio 1945, tra enormi difficoltà organizzative, la terra tornò in piazza e Folco, tenuto prudentemente nascosto negli anni del conflitto, fu l’unico cavallo reduce dalla lunga e forzata interruzione.
Nonostante l’età già avanzata Folco fu assoluto protagonista dei tre Palii di quell’anno: a luglio perse in modo clamoroso, all’ultimo San Martino, da Mughetto per poi rifarsi il 16 agosto, nella Civetta montato dall’Arzilli e nel celeberrimo Palio della Pace quando il coetaneo Rubacuori lo portò, contro tutto e contro tutti, al successo per il Drago in una carriera entrata nella leggenda per i suoi mille risvolti e per la sua coda violenta.
Negli ultimi spiccioli della sua gloriosa carriera Folco fu ancora protagonista nel luglio 1946, battuto dal giovane Piero e dopo aver cambiato proprietario fu presentato in piazza fino all’agosto 1947 quando la sua esclusione, molto contestata, fece scalpore tanto che prima dell’assegnazione il ventenne sauro puntò fieramente le zampe sul tufo per non essere portato via.
La fine di Folco arrivò qualche mese dopo, in silenzio, passando quasi inosservata, per mano di gente senza scrupoli che lo riteneva ormai inutile, in modo non certo consono ad un vero eroe della Piazza protagonista di mille battaglie e mille ricordi.
Roberto Filiani
Foto: www.ilpalio.org