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Lupa: inaugurato il Museo d'Inverno


Lupa: inaugurato il Museo d'Inverno
04/02/2017

"E' il primo museo che affida la progettazione dei suoi dettagli funzionali agli artisti".

Oggi pomeriggio, sabato 4 febbraio a partire dalle ore 17, si è rinnovato per il secondo anno consecutivo l’appuntamento con il Museo d’Inverno: progetto d’arte contemporanea ospitato nella Contrada della lupa.
Nel locali sopra Fonte Nuova è stata inaugurata la mostra “Io. Noi. Voi...” dell’artista italiano Luca Pancrazzi e la Project Room del museo, in realtà aumentata, curata da Miltos Manetas che presenterà il giovane artista Colombiano Juan Sebastián Páelez.
In questa occasione è stata anche svelata la nuova opera d’arte, commissionata a Luca Pancrazzi, che entrerà a far parte della collezione del Museo.
Infatti Il Museo d’Inverno è anche il primo museo che affida la progettazione dei suoi dettagli funzionali agli artisti (progetto Diòspero). Per ogni occasione di mostra, infatti, viene chiesto all’artista invitato di interpretare e progettare un elemento utile a completare l’aspetto estetico e funzionale dei propri spazi, a cominciare, ad esempio, dalla targa d’ingresso in ottone progettata in forma di multiplo da Maurizio Nannucci in occasione della mostra inaugurale del museo a febbraio 2016. L’ambizione di Md’I, attraverso questa modalità di committenza nuova, (proprio perchè antichissima) è di completarsi un giorno, trasformandosi da contenitore a contenuto, da museo a collezione esso stesso.

Museo d’Inverno Con programmazione stagionale, invita artisti nazionali ed internazionali a scegliere e presentare, attingendo dalle proprie collezioni personali, opere altrui ottenute attraverso scambi, regali, acquisti o collaborazioni. Artisti di diverse generazioni sono così chiamati a riflettere sul loro passato e ideare un allestimento capace di evidenziare le relazioni, le amicizie, gli incontri e talvolta gli amori che hanno caratterizzato momenti particolari della loro vita e del loro percorso artistico.

L’accezione di museo nasce pertanto dalla volontà di indagare una storia dell’arte contemporanea il più delle volte non ufficiale, segreta o ancora sconosciuta, soddisfacendo l’urgenza di una necessaria e non più rimandabile fruizione dell’arte con tempi più appropriati. E’ un progetto ideato e diretto dagli artisti Francesco Carone ed Eugenia Vanni ed è un esempio unico nel suo genere di convivenza e cooperazione fra la dimensione internazionale dell’arte contemporanea con quella fortemente territoriale della Contrada.

La mostra Io. Noi. Voi. Di Luca Pancrazzi mette in luce l’intreccio di opere, documenti e pubblicazioni che approfondiscono il percorso trentennale di rapporti fra l’artista ed I suoi colleghi, amici e maestri artisti.
Luca Pancrazzi, conosciuto per la sua ricerca attraverso la pittura, il disegno, la fotografia, il video, l’installazione ambientale e la scultura, è un artista che negli anni ha realizzato molte azioni e progetti editoriali in condivisione.

Io. Noi. Voi... è una mostra dedicata ad un modo specifico di collezionare: il soggetto di questa mostra è lo scambio che si verifica nelle relazioni personali, professionali e durante tutti quegli intrecci tra arte e vita che trasformano le pratiche abituali in sistemi di equilibrio.
Io. Noi. Voi... è il titolo che Luca Pancrazzi ha dato ad un’opera di Andrea Marescalchi.

“Forse non aveva un titolo, è un’opera che Bobo (A.M.) mi diede nel suo studio a Firenze, negli anni ’90, l’ho chiamata così, ed ho pensato che potesse divenire il fulcro di questa mostra. È il mio personle omaggio.”
Collezionare è portare a sè, avvicinare, per conoscere o per riconoscersi; in questa azione si forma un cerchio non chiuso che tende alla spirale centrifuga, dove le opere, divenute soggetto, innescano altre relazioni col tempo e con altri soggetti. Proprio questi aspetti verranno approfonditi in mostra.
Per Luca Pancrazzi questo tipo di relazioni sono di vitale importanza e lo accompagnano sin dagli inizi.
Sono molte infatti le sue collaborazioni attivate negli anni, come ad esempio il gruppo di lavoro con Andrea Marescalchi e Pedro Riz A’ Porta (1983-93) chiamato Importé d’Italie, denominazione utilizzata già per una pubblicazione autoprodotta insieme a Pierpaolo Pagano, col quale aveva già imbastito nei precedenti anni una intensa relazione di corrispondenza sperimentale (1982-83); oppure il progetto ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ (1985-86) insieme a Randi Malkin, dedicato ad edizioni stagionali e a tiratura limitata di libri in fotocopia, senza dimenticare esperienze nell’ambito del design d’artista con Minimi Progetti (1991-92) ed i rapporti con
Gianluca Sgherri in diverse forme sin dal periodo dell’Accademia; ANIMA (1996) un progetto
editoriale di cui è stato realizzato solo il numero zero, frutto dell’amicizia con Marco Cingolani; da ricordare sono anche le sperimentazioni sonore con DE-ABC (2003-07) insieme a Steve Piccolo e Gak Sato, fino ai rapporti con autori della generazione precedente come Alighiero Boetti e Sol Le Witt (dei quali Luca Pancrazzi è stato per un periodo assistente) e alla collaborazione con Mario Schifano per il progetto della Chimera (1985); arrivando infine ai giorni nostri e alla collaborazione con i giovani artisti tramite i progetti Madeinfilandia (dal 2010) e Spazio C.O.S.M.O. nati insieme a Elena El Asmar (dal 2015); per non dimenticare il capitolo dei Raccontastorie, una collana di fiabe illustrata da artisti, che avrebbe bisogno di un’esposizione appositamente dedicata per l’ampiezza del progetto e la generosità delle collaborazioni.

Luca Pancrazzi (Figline Valdarno, FI, 1961), Vive e lavora tra Milano e la Filandia.
Dopo gli studi fiorentini, liceali e accademici, viaggia negli Stati Uniti dove lavora come assistente di Sol Lewitt e nello stesso periodo a Roma per Alighiero Boetti. Fin dagli anni ‘80 è autore di una ricerca basata sull’analisi del medium artistico, sulle sue ramificazioni, sulle possibilità creative dell’errore e dell’uso composito di tecniche e materiali.
Lo spazio metropolitano e il paesaggio, nella loro continuità con lo sguardo antropico che li definisce, sono i temi trattati con più assiduità.
Tra i progetti che lo vedono tra i fondatori ricordiamo: Importé d’Italie (1982), ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ (1985), De-ABC (2003), Madeinfilandia dal 2010 e, dal
2015 Spazio C.O.S.M.O. a Milano.
Dal 1996 viene invitato a partecipare ad una serie di esposizioni internazionali tra cui la Biennale di Venezia (1997); la Triennale di New Dehli (1997); Biennal of Cetinje (1997); Triennale di Vilnius (2000); Biennal of Valencia (2001); Moscow Biennal of Contemporary Art (2007); Quadriennale di Roma (2008). Alcuni tra i numerosi spazi pubblici che hanno presentato il suo lavoro: Whitney Museum of American Art at Champion (1998); P.S.1 Contemporary Art Center, New York (1999); Galleria Civica di Modena (1999); Museo Marino Marini, Firenze (2000); Palazzo delle Papesse, Siena (2001); Museo Revoltella, Trieste (2001); Galerie Lenbachhaus und Kunstbau, Monaco di Baviera (2001); GA- MEC, Bergamo (2001); Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino (2001); Museo Cantonale d’Arte di Lugano (2002); Centro per l’Arte Contemporanea Luigi
Pecci, Firenze (2002); Zentrum Fü r Kunst und Medientechnologie, Karlsruhe (2003); PAC, Milano (2004); MAN, Nuoro (2004); MART Trento e Rovereto (2005); MAMbo, Bologna (2006); Macro, Roma (2007); Vietnam National Museum of Fine Arts, Hanoi (2007); Fondazione Pomodoro, Milano (2010); SMS Museo per Bambini di Siena (2010); Assab One a Milano (2014); Forum Paracelsus, St. Moritz (2015).

PROJECT ROOM

La Project Room del Museo d’Inverno (realizzata in realtà aumentata e visitabile con dispositivo mobile mediante l’app Layar) fa parte del progetto Diòspero con il quale viene chiesto agli artisti invitati di interpretare e progettare un elemento utile a completare l’aspetto estetico e funzionale degli spazi del museo; attualmente infatti è curata dall’artista greco Miltos Manetas che, per questa occasione, ha proposto un’opera dell’artista colombiano Juan Sebastián Peláez.

Juan Sebastián Peláez è nato nel 1982 a Medellín, Colombia. Vive e lavora a Bogotá.
Il suo lavoro più recente esamina le relazioni che stabiliamo, in quest’ era di Capitalismo avanzato, con i movimenti di resistenza sociale ed i suoi opposti: le strutture di controllo sociale sia pubbliche che private.
“Noi pensiamo di agire in modo autonomo ogni volta che, imbattendoci nei post sui social che parlano di movimenti di resistenza sociale da qualche parte del mondo, esprimiamo o la nostra solidarietà con gli oppressi oppure la nostra denuncia degli oppressori. Ciò
nonostante, con ogni Like, Share o Tweet, le nostre posizioni più marcatamente ideologiche vengono diluite e trasformate in forme di mero consumo”.
Tra le mostre più recenti: 9th Biennale di Berlino per l’arte contemporanea, KW Institute for Contemporary Art, Berlino 2016; Sitio, ArtBo, Bogotá 2015; Temporary Autonomous No Flex Zone (solo); (bis) | oficina de proyectos, Cali 2015; #pleaselike (solo), El Parqueadero, Banco de la República, Bogotá 2015; Don’t Do it Yourself, Carne, México DF 2015; Refurbished (solo), MIAMI, Bogotá 2014; Colombia hoy, I Bienal Internacional de Arte Contemporáneo de Cartagena de Indias, Cartagena 2014; La desilusión de la certeza o La ilusión
de la incertidumbre, Pabellón ArteCámara, ArtBo, Bogotá 2013; Inversión social (solo), GUAY, Bogotá 2013; Taking Care of Business, Museo La Tertulia, Cali (2013).
È il co-fondatore di El Bodegón (2005 – 2009) e MIAMI (2011 – ), due artist-run spaces a Bogotá.



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