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"E' stata una grande scuola di vita".
A noi della Voce del Palio piace riscoprire personaggi che sono stati in Piazza del Campo e che per un motivo o per un altro non sono arrivati poi a indossare un giubbetto. Uno di questi è senza dubbio Roberto Tistarelli, classe 1965, originario di Roccalbegna, protagonista di tantissime Tratte tra il 1984 e il 1996. Lo abbiamo rintracciato e ci ha raccontato la sua storia di fantino: un ragazzo cresciuto in campagna che è arrivato al "palcoscenico" di Piazza del Campo.
Come ti sei avvicinato a Piazza del Campo?
"E' nato un pò tutto per caso, vicino a me abitava un ragazzo sardo che portò in Piazza del Campo Chela (corse il Palio del 16 agosto 1984 nella Civetta n.d.r.). Iniziai ad allenarmi insieme a lui e poi Bazza mi propose di provare la notte. Era il 1984, io non sapevo bene come funzionasse, già montavo a cavallo e facevo qualche corsa di paese ma Piazza del Campo era tutta un'altra cosa".
Il 29 giugno 1984 facesti appunto la tua prima Tratta
"Sì, montai Tudor, un cavallo che avevo comprato quando ero ragazzo ma che sinceramente non era nulla di che. La batteria talmente tanto veloce che non mi resi nemmeno conto di quanto potesse essere pericolosa Piazza del Campo. Non andò male considerando che io ero un "ragazzo di campagna" che montava per divertimento con un cavallo "preso e buttato lì".
Dopo altre Tratte con Tudor il 13 agosto 1985 monti Alessandra....
"Alessandra era una cavalla con cui, insieme a Bazza, andavo a correre nei paesi come Montelaterone e Seggiano. Lì stavo iniziando un pò a capire meglio il meccanismo del Palio.
Un tuo ricordo di Bazza...
Era uno spettacolo, non sembrava nemmeno il babbo di Massimo, mi ricordo che quando venivamo a Siena facevamo il giro di tutte le Contrade, era veramente un "personaggio". Secondo me era proprio nato per correre il Palio di Siena, Bazzino invece ci è diventato con il tempo".
Tu nelle Tratte hai montato tanti cavalli che poi hanno corso il Palio come Tulipano di Harlem, Siecolo, Etrusco ed altri: il più forte chi è stato?
"Sicuramente Etrusco anche se era un cavallo difficile, con un'azione "grande". Di bocca tirava tantissimo ed era un cavallo talmente muscoloso che ti metteva in soggezione. Era molto impegnativo da montare, non era un cavallo da passeggiata".
Il 13 agosto 1988 facesti la prima prova nella Lupa su Lespine: come nacque il rapporto con Vallerozzi?
"Mi ricordo che mi vennero a cercare alle corse a Montalcino dove montai due cavalli di Bazzino. Venne Pierluigi Cavallo che era il "mangino tuttofare" della Lupa e mi chiese se ero interessato ad iniziare un rapporto con loro. Per un ragazzo giovane come me che veniva dalla provincia era veramente "tanta roba". Lespine non era nulla di che, montarono Bastiano e mi ricordo che rimasi un pò deluso. Silvano non ci voleva stare e aveva fatto di tutto per venire via, se magari fosse andato via forse avrei potuto montare io anche perché la cavalla non era davvero nulla di che. In quegli anni poi la Lupa aveva già iniziato un mezzo discorso con Dario Colagè. L'anno precedente, però, nell'agosto del 1987, Dario montò per le prove notturne Lodicca, una cavalla sua e cadde a San Martino. Io poi con quella cavalla vinsi la batteria di recupero e questa fu probabilmente la "molla" per far sì che i dirigenti della Lupa venissero poi a cercarmi".
A parte la Lupa hai avuto rapporti anche con altre Contrade?
"Sempre nel 1988 venne a cercarmi un mangino del Bruco poi ci fu qualche chiacchiera anche con il Valdimontone ma nulla di che. Dopo la prova nella Lupa mi è sempre mancato qualcuno che mi potesse dare una mano per "entrare nel giro". Il Palio lo hanno corso in tanti, non credo di essere stato un fenomeno, qualcosa di più penso che lo sarei meritato".
Come erano le Tratte ai tuoi tempi?
"Io ho montato anche dei cavalli abbastanza forti, in genere almeno due giri ad andatura forte li facevo. Si provava molto anche la notte, erano i tempi in cui le prove notturne non erano regolamentate. Mi ricordo quando venivamo con Eletto c'era la gente in pista: un gruppo alla Mossa con Lazzaro Beligni e poi altri gruppi di addetti ai lavori a San Martino e al Casato, mi ricordo che una volta Silvio Etrea prese alcune persone con il cavallo. Dopo le 2 di notte diciamo che non c'era più quasi nessuno. Mi ricordo che già negli ultimi anni in cui le feci c'era molta più gente in Piazza".
Dei ragazzi che montavano insieme a te che ricordo hai?
"Sai, io venendo da fuori non ho stretto grandi rapporti di amicizia, i nomi non me li ricordo ma c'erano ragazzi che montavano ad esempio con Beppino Pes e Aceto. Tra noi c'era molto rispetto, stavo bene con loro".
Nei Palii fuori Siena dove hai montato?
"Ho corso ad Asti, Legnano e Fucecchio, con Eletto correvamo un pò da tutte le parti. Nel 1994 ho vinto il Palio di Castel del Piano con Etrusco per la Contrada Borgo. Purtroppo mi è mancato di esordire con un giubbetto in Piazza del Campo".
La tua ultima Tratta fu il 13 agosto 1996 su Nordico: dopo come mai hai deciso di smettere?
"Ero rimasto con questo cavallo solo, mi ero un pò stufato anche perché avevo pochi soldi per ricomprare altri cavalli. Nel 1994 poi a Montalcino mi feci male, ebbi un trauma cranico, anche a Buti mi ruppi alcune costole. La mia famiglia voleva che smettessi di fare il fantino, in più vedevo che in Piazza non c'era più spazio per me e quindi mi sono dedicato all'azienda di famiglia. Mi è dispiaciuto perché i sacrifici sono stati molti ma fra i soldi e gli spostamenti non potevo più andare avanti in quel modo".
Dopo che hai smesso non sei più venuto a Siena per i giorni del Palio?
"Sono tornato ma non per la Tratta anche perché sarei stato male, mi sarebbe venuta la voglia di rimontare".
Ultima domanda: che sensazioni ti ha lasciato il Palio?
"Personalmente mi ha lasciato molto, se penso a quando ero più giovane mi viene subito in mente il Palio. Mi ha aiutato molto e ho imparato tante cose. Per un ragazzo come me cresciuto in campagna iniziare a girare in tutta Italia, vedere un mondo diverso e conoscere tante persone nuove è stata una grande scuola".
Francesco Zanibelli