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Un altro Panezio non rinascerà più.
Continuano le interviste inedite ai ragazzi che hanno corso solo le prove o le tratte e che non hanno mai indossato un giubbetto per il Palio. Oggi è la volta di Lucio Guidotti, originario di Piancastagnaio che ha corso alcune Tratte nella prima metà degli Anni Ottanta. Lucio in questa intervista ci ha parlato di grandi personaggi della storia del Palio come Ganascia e Canapino e anche di grandi cavalli come Panezio, Uberto e Galleggiante. Ringraziamo il Caffè 19zero3 in Piazza del Mercato a Siena che ci ha ospitato per questa intervista.
Lucio, come nasce la tua passione per i cavalli?
"Nasce grazie a Fernando Leoni detto Ganascia, una persona eccezionale. A quel tempo mio fratello andava lì per divertimento e allora iniziai anche io. Mi ricordo che mi faceva montare un cavallo che si chiamava Regalo. A quei tempi c'era anche Enrico Corbelli che montava Vandala (corse 5 Palii n.d.r): lui la montava e nel piazzalino me la faceva montare per dissudarla. Da lì iniziò la mia passione: lavoravo ma a tempo perso andavo anche a montare qualche cavallo in qua e là per divertimento. Iniziai poi a fare qualche corsa in provincia".
In quali posti hai corso in provincia?
"Ho corso a Monteroni, Buonconvento, Abbadia San Salvatore e a Cavriglia. Io comunque sono sempre stato un passionista, non ho mai pensato di fare il fantino di professione. Correvo senza rischiare tanto perché avevo il mio lavoro. Dovevo stare attento a cadere e a non farmi male".
In quegli anni di corse in provincia chi erano i fantini che montavano con te?
"Mi ricordo di Mezz'etto, Canapino, Canapetta, Aceto. Questi erano dei "volponi", non ci si poteva nemmeno avvicinare. Poi c'era Frasca, su di lui posso raccontare un aneddoto: a Reggello feci il prepotente con lui e riuscì a sganciarmi la sella mentre correvo. Iniziai poic a montare insieme ad Antonio Zedde (padre di Giuseppe e Virginio Zedde n.d.r), lui per me era uno di famiglia, ci sono in ottimi rapporti anche ora, sia con lui che con la famiglia. Da lì poi iniziai a conoscere Canapino, secondo lui ero uno di quelli che sapeva stare a cavallo ma che non sapeva andare a cavallo ed era vero. Mi fece imparare".
Come era Canapino come maestro?
"Era duro, aveva quel carattere che aveva una "corazza" davanti. Sotto sotto poi era un buono. Per me Leonardo e la sua famiglia sono stati una seconda famiglia per me. Io ero giovane e senza genitori".
Ricordiamo i cavalli e i fantini che erano all'epoca nella scuderia di Leonardo Viti...
"C'erano Panezio, Rimini, Pitagora, Marco Polo. Poi vennero altri cavalli come Balente, Chicco de Ureco, Ultor e Black Magic. Quello che mi piaceva montare di più era Paxos, un purosangue. In allenamento si montavano tutti. Di fantini c'erano Truciolo, Renato Porcu, Cianchino, Nuvola e altri che non mi ricordo".
La tua prima Tratta fu il 29 giugno 1981 sul grande Panezio: raccontaci come andò...
"Avrei dovuto montare anche prima però Leonardo prima di montare ti faceva il test. Mi portò in un posto chiamato "Passo del Diavolo" dove c'erano molte discese. Montai però vide che non ci stavo sopra e mi disse che non avrei montato. Poi ci tornammo a maggio del 1981 e andò meglio. Per le prove di notte montai Black Magic poi la mattina della Tratta Black Magic lo montò Cianchino e io montai Panezio. Si raccomandò dicendomi "Mi raccomando di guidarlo perché se lo lasci andare lui gira per conto suo e poi ci lasci il ginocchio". Partii normale poi a Fontegaia ripresi il cavallo in mano."
Come era Panezio montato?
"Panezio era Panezio, io penso che un altro Panezio non nascera più. Per me è stato uno dei migliori cavalli in assoluto, anche per il carattere che aveva. Lui dentro all'Entrone dormiva poi quando mettevi su le redini iniziava ad alzare la testa, quando si usciva dall'Entrone si fermava, guardava e poi andava alla mossa. Era birichino, quando la mattina arrivavi in scuderia e trovavi allagato era sicuro che il colpevole era lui: apriva il rubinetto, ci giocava e lasciava aperto. La sera poi quando lo mettevi con gli altri cavalli toglieva le cavezze a tutti. Se lo montava un bambino aveva più paura lui poi quando lo montava uno che sapeva andare a cavallo era un altro cavallo. Secondo me un cavallo con una testa in quel modo non rinascerà più. Anche in Piazza non c'era bisogno di fare niente, faceva tutto lui. Era l'amore di Leonardo".
Dopo quella prima Tratta del 1981 lo rimontasti anche l'anno seguente nel 1982...
"Sì, io montavo sempre la notte, di Tratte ne ho fatte poche perché poi mi interessava di più allenare i cavalli. Non volendo rischiare facevo montare i fantini. Quella volta lì non dovevo nemmeno montare perché non ero allenato. Lo doveva montare Elio Tordini detto Liscio poi lui si fece male a Pian delle Fornaci con Rucola e quindi la mattina mancava un fantino. Leonardo ti dava sempre un cavallo e quello dovevi montare. Mi disse di montare Panezio tanto c'era da fare piano"
Sette anni dopo, il 29 giugno 1989, montasti Barberino: quella fu la tua ultima Tratta...
"Sì, c'era questo cavallo che era di una persona della Chiocciola e che avevo domato io. Fu venduto ad un'altra persona che me lo portò. Lo provai a Monteroni e mi andò a dritto, lo stesso fece a Monticiano. Promisi poi al proprietario che lo avrei portato alla Tratta. Lo provai la notte e poi la mattina lo sedai. Feci la batteria abbottonato poi all'ultimo giro al Casato mi fece il "voltafaccia" e meno male che nessuno se ne accorse. Il cavallo poi fu venduto subito dentro l'Entrone. Dopo ho fatto altre prove di notte".
Oltre a montare tu hai allenato anche tanti cavalli di qualità tra cui il grande Uberto..
"Sì, lui è stato un grande cavallo anche se sfortunato perché secondo me avrebbe potuto vincere anche di più. Aveva le caratteristiche caratteriali di Panezio: era un cavallo bravissimo, lo poteva montare anche un bambino. Era un cavallo su cui potevi sempre contare, ti dava il cuore. Mi ricordo in una corsa a Fucecchio lo montava un ragazzo. Era in testa poi all'ultima curva stava per cadere, lo rimise a cavallo e poi vinse Ricciolino".
Per un periodo hai avuto anche Galleggiante..
"Sì ma non per la Piazza, solo per le regolari. Il cavallo era della scuderia Red Star e io allenavo i loro cavalli. Lo montavo più che altro a sella ma anche a pelo: era un bel "crostino". Dopo decisero di portarlo in Piazza e di prepararlo per il Palio: lo portarono da Claudio Naldi. Si vedeva che il cavallo aveva la struttura giusta, c'era solo da inquadrarlo. Lui era proprio un mezzosangue in tutto e per tutto, Claudio Naldi poi lo ha sistemato e lo ha fatto diventare un grande cavallo da Piazza".
Dopo cosa hai fatto?
"La Red Star smise, stetti per un periodo con Truciolo e poi feci scuderia per conto mio. Mi stufai e decisi di dire basta con i cavalli. Iniziai a montare solo per il piacere di farlo".
Hai mai avuto contatti per fare almeno una prova?
"Nel luglio del 1989 avrei potuto montare la prima prova nella Chiocciola con Galleggiante. Quell'anno i dirigenti della Chiocciola mi avevano mandato in scuderia Claudio Bandini che stavano seguendo. Mi dissero che se fosse toccato un cavallo non competitivo avrei potuto fare la prima prova. Capitò Galleggiante che peraltro conoscevo ma la cosa non andò in porto".
Francesco Zanibelli
Fotogallery: Simone Tonnicodi