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Francesco Franchi: "Per mio padre il Palio è stata una realtà importante"


Francesco Franchi:
03/09/2020

Intervista al figlio di Artemio Franchi.

Artemio Franchi è stato un personaggio che ha dato grande lustro a Siena. E' stato presidente della Figc, presidente dell'Uefa e vicepresidente della Fifa, il più importante organo calcistico a livello mondiale. E' stato inoltre Capitano della Contrada della Torre dal 1971 al 1983, anno in cui purtroppo morì in un incidente stradale. Per ricordarlo abbiamo intervistato il figlio Francesco che è stato mangino vittorioso della Contrada di Salicotto nel Palio del 16 agosto 2005 e che è il Presidente della "Fondazione Artemio Franchi". 

 

Signor Francesco, che effetto le fa sapere che suo padre a distanza di molti anni dalla scomparsa è ricordato come uno dei più grandi dirigenti sportivi italiani?

"Quando mio padre è scomparso avevo 25 anni e il dolore e lo strazio sono stati veramente immensi. Certamente il fatto che, a distanza di oltre 37 anni venga ricordato come uno dei più grandi dirigenti a livello mondiale del calcio fa un grande piacere. Anche nell'ambito lavorativo e nel Palio di Siena è ricordato come una delle persone più abili, serie e capaci e questo dà un pò di orgoglio alla famiglia. Siamo contenti che la memoria di nostro padre non sia solo dentro di noi come familiari ma che sia una memoria condivisa con tante persone. Tutti questi riconoscimenti sono una sorta di "balsamo lenitivo" per il nostro dolore. E' chiaro che il dolore è stato tanto e non è mai sopito però il fatto di sapere che Franchi è così apprezzato e riconosciuto in un mondo che dimentica ormai tutto nel giro di poche ore, non può che fare piacere ed è sicuramente una grande consolazione".

 

Suo padre è stato Capitano della Torre dal 1971 al 1983. Non ha vinto il Palio ma sicuramente il grande rimpianto è legato al Palio del 2 luglio 1982 in cui Rimini purtroppo si infortunò la mattina della Carriera..

"Sicuramente quel Palio fu un successo mancato. Se fossimo riusciti ad avere Rimini in condizione e quindi a presentarci tra i canapi, sicuramente le possibilità di vittoria sarebbero state molto alte. Era stato fatto un lavoro importante per superare oltre 20 anni di digiuno dalla vittoria del Palio. Devo dire che forse nei primi anni Franchi è stato troppo "signore" rispetto alle necessità del Palio però io come figlio sono entusiasta di come mio padre ha affrontato questa splendida esperienza senese. Io credo che per lui sia stata veramente una realtà importante. Non scordiamoci che a quei tempi lui era presidente della Federcalcio e poi presidente della Uefa e Vice Presidente Vicario della Fifa. Era più in aereo che a casa o in macchina. Non so quante volte si spostava in Sud America, Africa o Asia. Occuparsi di Siena, essere "il Dottore" per tutta la contrada della Torre ed essere sempre disponibile con tutti i contradaioli, diceva che lo faceva stare con i piedi per terra e gli dava la vera dimensione della vita sociale che non poteva essere quella del calcio perché il calcio era fuori dagli standard della vita di chiunque. Grazie al Palio riusciva a rimanere attaccato alle cose concrete e questo credo che lo abbia aiutato molto anche nel calcio". 

 

Suo padre nel mondo del Palio ha lasciato un'importante ricordo a livello umano, sia nei dirigenti di allora ma anche nei fantini...

"Sì, anche Aceto che era fantino dell'Oca, ha sempre avuto splendide parole per mio padre. Aveva veramente degli ottimi rapporti con tutti".

 

Ha un aneddoto che ci può raccontare sull'esperienza da Capitano della Torre di suo padre?

"Ce ne sarebbero mille ma sicuramente quello più curioso riguarda i Campionati del Mondo di Argentina '78 in cui per la prima volta ci fu una pausa di 7 giorni tra i quarti di finale e le semifinali. Mio padre giustificò questa pausa dicendo che i calciatori avevano bisogno di riposarsi. In realtà in questo modo riuscì a precipitarsi a Siena per la Tratta per il Palio del 2 luglio. Lui riuscì a far votare in sede Fifa questa pausa perché voleva in tutti i modi essere a Siena per il Palio".

 

Parliamo della Fondazione intitolata a suo padre: di cosa si occupa?


"La Fondazione si occupa di ricordare le esperienze e le attività di Artemio Franchi nel mondo del calcio ed è soprattutto legata alla cultura dello sport. Mio padre ha sempre affrontato lo sport partendo da una profonda base culturale. La Fondazione Franchi per i giovani vuole sviluppare attraverso lo sport un sentimento e un modo comportamentale corretto ed etico nella vita quotidiana. Parliamo di rispetto dei regolamenti, rispetto dell'arbitro, il rispetto per l'avversario e il gioco leale: tutti valori che per i giovani sono fondamentali. Purtroppo noi ci danniamo tanto ma spesso chi dovrebbe dare l'esempio, cioè i campioni dello sport che vanno nelle prime pagine dei giornali, non sempre sono coerenti con questo messaggio che è molto importante. Inoltre stimoliamo i neo laureati con un Premio di Laurea per le tesi in materia sportiva di tutte le discipline. Noi premiamo questi lavori e diamo la possibilità di usufruirne anche ad altri studenti e al Coni perché sono lavori che possono essere utili per migliorare le società sportive". 

 

Secondo lei suo padre cosa avrebbe detto del Palio di oggi?

"Sicuramente è un Palio un pò snaturato dalla tecnologia. Ai tempi in cui era vivo Franchi si poteva fare una bella scazzottata in Piazza tra contrade avversarie senza timori di procedimenti penali. Nel Palio il confronto tra contrade rivali è sempre stata una componente importante. Questo è l'aspetto meno positivo mentre l'aspetto positivo riguarda la maggiore attenzione verso la sicurezza di cavalli e fantini che, grazie alle nuove tecnologie e conoscenze, è sicuramente migliorata. Certamente è un Palio diverso: non ci sono più i purosangue come ai tempi di mio padre. Devo dire che è un Palio meno "umano": ormai i dirigenti di Palio sono dirigenti a tempo pieno però è sempre Palio. Lui sicuramente avrebbe sofferto per l'annullamento dei Palii di quest'anno". 

 

Il legame tra la famiglia Franchi e la Contrada della Torre è sempre molto forte.. 

"Non c'è dubbio, mia madre che è scomparsa 4 anni fa, era dell'Istrice. Soprattutto negli ultimi anni di vita diceva sempre: "Non capisco perché voi siete tutti della Torre". Cercavamo di spiegarle che io e mia sorella, nonostante fossimo nati a Firenze, siamo legati alla Torre, in virtù soprattutto del ruolo che mio padre ha avuto nella Contrada. I miei più cari amici sono torraioli: mi sento molto più senese e torraiolo che fiorentino". 

 

A suo padre sarebbe piaciuto il calcio attuale?

"Io credo che gli sarebbe piaciuto poco. Sicuramente non avrebbe apprezzato le follie economiche dei club di oggi. In questi anni è stato il fairplay finanziario voluto dall'Uefa e dalla Fifa. Non c'è dubbio che mio padre avrebbe preteso molta più attenzione agli aspetti economici di sostenibilità delle società di calcio. A bassa voce mi permetto di dire che ai tempi di mio babbo c'era qualche dirigente un pò "avventuriero" ma in realtà la stragrande maggioranza erano mecenati: mi riferisco in particolare ai dirigenti della serie C, B e anche a buona parte delle società di serie A. Oggi purtroppo ci sono dirigenti che non hanno legami affettivi con le società che rappresentano e cercano solo di fare un'attività imprenditoriale nel mondo del calcio. Il calcio è la prima industria italiana in termini di Pil ma se si guardano i bilanci delle società professionistiche c'è una quantità di debiti da fare spavento".

 

Concludendo, quale è l'insegnamento più significativo che le ha lasciato suo padre?

"Io sono e certamente cerco di essere quello che mio padre avrebbe voluto da suo figlio anche se non sempre mi riesce. Non è che mi ritenga meno abile di lui o che abbia meno cultura di quanta ne avesse lui. Sicuramente l'educazione, la diplomazia, la capacità di sorridere anche nei momenti difficili della vita sono stati gli insegnamenti più preziosi". 

 

Foto: profilo Facebook Francesco Franchi



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