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Ismaele Nones, artista emergente nato a Trento nel 1992
La danza dei cavalli nel Drappellone di Nones
di Nicola Nunziati
È il momento del Drappellone.
L'opera che accompagnerà la Carriera e che, come da tradizione, sarà osservata, discussa e interpretata in ogni suo dettaglio.
Prima di entrare nel vivo della presentazione, vale la pena ricordare chi è il suo autore. Ismaele Nones, artista emergente nato a Trento nel 1992. Nei giorni scorsi ho avuto l'occasione di incontrarlo in occasione dell'inaugurazione della sua mostra personale ai Magazzini del Sale di Siena, "Credevo di volare ma stavo cadendo", approfondendo così il suo percorso artistico. Un pittore capace di coniugare tradizione e ricerca contemporanea, attraverso un linguaggio visivo ricco di significati fatto di simboli e rimandi che dialogano continuamente tra loro.
Fin da giovanissimo ha avuto modo di confrontarsi con il mondo dell'icona grazie al padre, iconografo di professione. Questa esperienza che ancora oggi rappresenta uno degli elementi più riconoscibili della sua pittura.
Il Drappellone è dedicato a San Francesco d'Assisi, figura profondamente legata anche alla città di Siena. Il richiamo conduce alla Basilica di San Francesco, custode delle celebri Sacre Particole, il miracolo eucaristico che dal 1730 rappresenta uno dei simboli della devozione senese.
Un contesto che lega la festa del Palio nel suo intreccio tra sacro e profano. L’opera si inserisce ancora una volta in quel dialogo profondo che, a Siena, non è mai soltanto cornice ma sostanza.
Il Cencio appare subito nella sua sostanza: due cavalli che danzano, si oppongono, si attraggono, antagonisti e speculari, come i colori stessi, bianco e nero, la storia di Siena racchiusa nella sua Balzana. Lo stemma della città raccontato dai protagonisti della festa, gli equini ci guardano mentre si impennano, con la “classica” linguaccia tanto cara al pittore. Giocano con lo spettatore, provocano, evocano emozioni e tensioni, restituendo un’immagine insieme sacra e profana.
I soggetti non hanno peso, sembrano fluttuare su una pavimentazione geometrica, solida ma distorta rispetto a quanto appare più in alto, anche i colori non sembrano casuali: richiami al tricolore italiano, ancora una volta la narrazione passa attraverso gesto e simbologia, una storia nella storia, tutto viene inserito in un orizzonte più ampio rispetto alla prima visione, perché la pittura di Nones è questo: stratificazione, lettura, profondità.
Nella parte più bassa del Cencio compare il fiume della Diana, rappresentato come elemento sotterraneo e identitario della città, collocato nella zona inferiore dell’opera quasi a richiamarne la sua reale posizione nel sottosuolo urbano. Rappresentazione di vita e linfa che scorre. Le onde richiamano le criniere e le code dei cavalli: contrapposizioni continue, verticale e orizzontale, movimento e struttura, la scena è racchiusa dalle mura, solide, scandite da cinque archi, elemento non casuale che richiama la struttura della città e i suoi riferimenti identitari, la Balzana, i Tre Terzi, lo Stemma della Sindaca.
L’azzurro delle acque è lo stesso del cielo, dominante nella parte superiore dell’opera, dove si innalza l’icona della Madonna di Provenzano, con sguardo severo e insieme partecipe, osservante della scena e dello spettatore.
Sulla veste, il richiamo a San Francesco: la dedica è collocata sul petto della Madonna, vicino al cuore: scelta tutt’altro che casuale.
Attorno alla figura sacra si dispongono le contrade, con i loro stemmi: alcuni più aderenti all’iconografia tradizionale, altri rielaborati secondo la sensibilità dell’artista. Le composizioni risultano ordinate, prive di profondità prospettica. Il Cencio è piatto, coerente con la poetica di Nones, dove immagini e simboli non vivono in uno spazio reale ma in uno spazio mentale.
Il Drappellone di Nones sembra venire da lontano, eppure profondamente contemporane:, un’opera che chiede tempo, lettura, attenzione, una costruzione complessa che restituisce molteplici livelli interpretativi, destinati a emergere solo nel tempo, come accade ai lavori che non si esauriscono nella prima visione.
Dentro questa complessità si chiude, ancora una volta, il triangolo sacro che attraversa il Palio: città, sacralità e contrade, tre poli che non si oppongono, ma si sostengono, e che nel Cencio trovano la loro sintesi visiva e simbolica.
È qui che il Drappellone supera la dimensione dell’opera per diventare ciò che a Siena accade da sempre: un punto d’incontro tra identità, fede e appartenenza, dove la pittura non racconta soltanto la città, ma la mette in scena.
Nicola Nunziati