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Federico Corbini: "Il Palio mi ha insegnato tanto"


Federico Corbini:
29/01/2020

"Nell'Onda l'occasione della vita".

Come i nostri lettori sanno, ci piace spesso indagare e intervistare i protagonisti del Palio del passato. Abbiamo quindi intervistato Federico Corbini detto Pistillo, senese classe 1972. Ha corso 5 Palii tra il 1993 e il 1998. Attualmente è maniscalco della Contrada Capitana dell'Onda.

 

Partiamo dall'inizio: come nasce la tua passione per i cavalli?

"Ce l'ho sempre avuta fin da quando ero piccolino. In famiglia li ho portati io. In campagna quando vedevo un cavallo ci andavo vicino e volevo salirci sopra. Mio nonno mi portava sempre in giro in campagna con lui e dopo iniziai a rompere le scatole a mio babbo che a 13 anni mi comprò i primi cavalli da sella. Ho iniziato a montare a sella e per imparare andavo a Pian del Lago. Andavo spesso anche alla scuderia di Enrico Corbelli a Monteroni dove spesso ci trovavo anche Ganascia. Tra le scuole medie e le superiori ho trascorso un periodo a Grosseto dal sor Attilio Colella che all'epoca era un allenatore molto famoso. In quel periodo iniziai a girare alcune scuderie a Monteroni tra cui quella di Truciolo e quella di Cianchino".

 

Quando hai iniziato a montare in corsa?

"Prima ancora di iniziare il percorso da fantino da Piazza che è venuto un pò per caso, a 16 anni ho preso la patente per montare in gentleman. Da lì iniziai a montare in gentleman e nel frattempo montavo i cavalli di Aldo Nerozzi. Gli piaceva come montavo e mi propose al Capitano del Montone Franco Morandi. Mi dissero che se mi fossi allenato in primavera a pelo, quando avrei compiuto 18 anni mi avrebbero fatto fare una prova. La promessa fu mantenuta e nell'agosto del 1990 quando il Montone vinse il Palio con Pytheos feci la seconda prova. Come ricompensa per la prova fatta loro mi regalarono un cavallo. Dopo questa prova nel Montone decisi di puntare più sul mondo del Palio".

 

Quella prova però non fu il tuo esordio assoluto in Piazza...

"Sì, in quel Palio del 1990 feci la Tratta ma anche negli anni precedenti avevo già fatto le prove di notte quando non erano regolamentate. Addirittura una volta per non trovare confusione andai a provare un cavallo mio da sella la mattina della Tratta verso le 5. L'emozione di montare anche solo con il giubbetto del Comune mi ricordo che fu molto grande".

 

In quel periodo eri fantino del Valdimontone?

"No, mi seguivano ma non ero fantino di contrada. Nel '90 rispettarono l'accordo: io quando vidi che avevano Pytheos non pensavo che mi avrebbero fatto fare una prova. La prima prova la fecero fare a Cianchino per fermarlo mentre io feci la seconda al passo. Pytheos era veramente un treno, un cavallo di una potenza unica. Mi ricordo che si preoccupavano che mi scappasse perché di bocca tirava molto. Dopo quella prova portai i miei cavalli da Aldo Nerozzi e feci 2-3 anni lì. L'anno dopo, nel luglio del 1991, feci due prove, sempre nel Montone su Etrusco".

 

Nel luglio del 1993 corresti la prima prova nella Civetta su Oriolu de Zamaglia....

"Sì poi montarono Angelo Depau che si infortunò alla quarta prova (il Palio lo corse poi Bazzino n.d.r). Lì ero sempre con quelli del Montone però c'erano anche altre contrade che mi seguivano perché sinceramente in provincia andavo bene, ero uno dei fantini più vincenti. Un anno mi ricordo che vinsi una classifica fantini organizzata dal Corriere di Siena".

 

Ad agosto del 1993 ci fu il tuo esordio con un giubbetto: come nacque il rapporto con la Chiocciola?

"Lì furono i dirigenti del Montone a darmi una mano. Corsi la prima prova nella Selva su Figaro e poi andai nella Chiocciola su Icaro, che era un cavallo che avevo a scuderia io. Di quei 4 giorni ho dei bei ricordi, il Capitano Vito Volpi era un pò fuori dagli schemi di adesso e mi aiutò a vivere la situazione in maniera più leggera. Anche la contrada mi accolse bene anche perché non c'erano grosse aspettative. Icaro aveva fatto un solo Palio e col senno di poi ti posso dire che è il cavallo migliore che ho montato in Piazza: era un purosangue e quell'anno in provincia ci avevo vinto praticamente tutto".

 

La corsa come andò?

"Non molto bene, caddi al secondo San Martino quando ero a metà gruppo circa. Come ti ho detto prima probabilmente quello era un cavallo con cui avrei potuto fare di più".

 

L'anno dopo, nel luglio del 1994, sei ancora nella Chiocciola...

"Sì, continuai con loro e montai Imperatore, cavallo molto preciso ma nulla di più. Ad agosto fece un bel Palio, sempre nella Chiocciola con Massimino. Nel Palio che lo montai io, però, c'era più qualità nel lotto dei cavalli. Lì ci sarebbe dovuto essere uno scambio: io sarei dovuto montare nella Selva su Zucchero mentre Andrea Chelli avrebbe dovuto montare nella Chiocciola. La cosa non andò in porto perché Andrea Chelli preferì montare Zucchero che era nettamente migliore di Imperatore. Quello tra l'altro fu il Palio in cui Andrea ebbe l'infortunio  che gli ha segnato tutta la carriera. Lì caddi a San Martino perché il cavallo mise il piede sullo zucchino di Andrea".

 

Hai parlato di Andrea Chelli: un tuo ricordo di Mistero?

"Siamo cresciuti praticamente insieme: avevamo la stessa età e la scuderia accanto. Una persona con cui sono andato sempre d'accordo: una persona veramente per bene. Aveva un carattere un pò chiuso e secondo me quell'infortunio del 1994 gli ha segnato un pò gli anni a venire. Aveva già vinto nel 1993 e sicuramente senza quell'infortunio sarebbe diventato uno dei grandi della Piazza". 

 

Nel Palio del 2 luglio del 1995 montasti nella Tartuca su Pippinella

"Sì, da buon fantino mercenario (ride n.d.r). Se guardi la mia carriera ho sempre fatto un Palio all'anno perché grandi prestazioni in Piazza non le ho mai fatte però riuscivo sempre a riguadagnarmi il posto grazie ad una provincia di grande livello. In quel Palio non avevo molto da scegliere quindi per non rimanere a piedi andai nella Tartuca. Lì fece molto il mangino della Tartuca Ivano Poppi, che in quel periodo nella dirigenza era quello più attento alla parte tecnica. Partii primo poi Cianchino nell'Onda mi coprì dall'esterno e gli galoppai un pò addosso. La cavalla mi andò a dritto e caddi."

 

Dopo quel Palio rimontasti due anni dopo nel luglio del 1997...

"Sì perché nell'agosto del 1996 mi infortunai alla terza prova nell'Onda dove avevo l'occasione della vita con Votta Votta. In quella prova partii in testa poi l'Oca, che era di rincorsa, pestò il canape che si rimise in tiro. Caddi e mi risvegliai il giorno dopo in ospedale con un trauma cranico. Ormai però il treno era passato. Nel 1997 montai nella Lupa su Rivù, un cavallo che andava solo dove diceva lui e che girava larghissimo. In quel Palio feci il massimo perché ero di rincorsa e l'Istrice con Boris Pinna e Re Artù era al canape e non si muoveva. Io lo presi in contro-tempo e infatti poi partì settimo anche se poi arrivò secondo. Iniziai a rallentare perché tanto non potevo fare altro e caddi al primo San Martino battendo la gamba nei materassi della Cappella. Ebbi un infortunio serio alla caviglia che mi dà problemi anche ora".

 

L'anno dopo, nel luglio del 1998, corresti il tuo ultimo Palio nella Pantera su Silver Sword...

"Silver Sword era un cavallo da sella e aveva anche l'andatura da cavallo da sella. Un cavallo che sicuramente oggi non avrebbe mai potuto correre. Veniva dal romano e non aveva mai corso, né in ippodromo né in provincia. Fu preso perché fece le prove di notte e la Tratta abbastanza bene. Era stato castrato da 20 giorni e andò in colica subito la prima sera. Era molto preciso ma come ti ho detto aveva l'andatura da cavallo da sella. Quello un Palio totalmente incolore".

 

Dopo quel Palio cosa è successo? 

"Nel luglio del 2000 feci la prima prova nell'Onda su Valeska, cavalla che si rifiutava di entrare tra i canapi. Dopo la prova dissi al Capitano di trovare un altro fantino perché tanto con quella cavalla non avrei fatto nemmeno mezzo giro. Da quella volta decisi di dire basta. Ora il lotto dei cavalli è equilibrato e i cavalli peggiori di adesso sono sempre meglio dei cavalli che montavo io. Smisi e andai per un periodo in Inghilterra per cambiare un pò aria ma anche quando tornai in Italia ero sempre deciso a smettere".

 

Nella tua carriera hai all'attivo anche alcune vittorie nei Palii fuori Siena...

"Sì, ho vinto a Ferrara, Piancastagnaio e Monticiano. Non ho vinto a Legnano ma solo per sfortuna perché nel 1999 correvo a San Bernardino e sono caduto a pochi metri dall'arrivo per una zolla nel terreno. Vinse poi Martin Ballesteros per San Magno".

 

Dopo la fine della tua carriera di fantino, hai iniziato quella da maniscalco...

"Quello era un aspetto a cui avevo sempre dato molta importanza. Dopo che smetti di fare il fantino ti devi in qualche modo "reinventare". Venni a conoscenza di un corso di mascalcia che facevano a Grosseto. Dopo il corso, ho iniziato a lavorare ed è diventata poi una professione. Ho fatto sette Palii nel Montone e poi sono andato nell'Onda nel 2012. Lì ho vinto tre Palii: mi sono tolto delle belle soddisfazioni. Non ho mai vinto il Palio da fantino e vincerlo da maniscalco non è la stessa cosa però è sempre bello". 

 

Tornando al Federico fantino, cosa ti ha lasciato il mondo del Palio?

"Io mi ritengo fortunato perché ho fatto un lavoro che era anche la mia passione. Il Palio di Siena è il top ma da fantino alla fine lo vivi tutto l'anno con le corse e i Palii fuori. Nelle corse di cavalli ci sono le sconfitte che ti pesano ma poi quando vinci una corsa questo ti cancella le sconfitte precedenti. E' un mondo che ti insegna anche tanto: devi gestire delle situazioni e anche i rapporti con le persone. La corsa in sé poi è il top".

 

Francesco Zanibelli

Foto: www.ilpalio.org



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