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L'Arte del Palio: Il Drappellone del 4 luglio 1979


L'Arte del Palio: Il Drappellone del 4 luglio 1979
27/04/2020

Dipinto da Marco Salerni.

Quarto appuntamento con la nostra rubrica "L'arte del Palio" a cura di Nicola Nunziati che ogni lunedì analizza un Drappellone da lui scelto. Oggi è la volta del Drappellone del 4 luglio 1979 dipinto da Marco Salerni e che fu vinto dalla Contrada Priora della Civetta con Francesco Congiu detto Tremoto e Quebel.

 

L'Analisi pittorica

Marco Salerni, tartuchino, nasce a Siena nel 1939. Autodidatta, svolge la sua attività principalmente nella città natale dove muove i primi passi già nel 1960 con una personale. I riconoscimenti non tardano ad arrivare su territorio nazionale: Firenze,Roma, Mantova, Milano e all'estero come Avignone prima nel 1973 alla mostra collettiva “Omaggio a Simone Martini” e successivamente nel 1977 con una personale alla Chambre de Commerce.

Nel 1980 Esegue la Pala d'altare per la Chiesa di Beato Tolomei di Siena, dopo aver affinato la tecnica dell'encausto, attraverso l'utilizzo della cera d'api, producendo quadri apparentemente più scolpiti che pitturati, continua sperimentazione e progettazione alla base delle opere di Salerni, mai indomito nel percorso creativo. Come descrisse perfettamente il critico Gilberto Madioni: “la sua pittura è un cantico armonioso, corale, timidi concerti dell'anima..” una scelta piu' che saggia affidargli la pittura del Cencio per il Palio del 1979 dedicato a Cecco Angiolieri, poeta maledetto, senese, vissuto nel Castellare, dove tornerà nella Civetta, portato in trionfo da Quebel montato da Tremoto, 690 anni dopo essere stato bandito per aver affiancato l'esercito Guelfo contro quello Ghibellino.

Il Palio rappresenta lo stile del suo autore, nella composizione, nella luce e nella scelta dei colori, una gamma monocroma interrotta, squarciata dalle forme che spiccano in una tensione emozionante, rivolgendo lo sguardo verso l'alto, facendo allungare il collo alle persone, dal basso e seguendo la verticalità sino a giungere all'effige della Madonna, incorniciata nell'oro, come un altare del Brunelleschi.

Il dipinto, omaggio a Cecco Angiolieri, contemporaneo di Dante Alighieri, poeta di quel filone definito comico-realistico, molto gioioso, sviluppato attraverso l'uso di un linguaggio comune e quotidiano, molto esplicito nelle tematiche, come il bere, le taverne , i vizi di gola. Le stesse sensazioni che appaiono immediatamente ammirando l'opera del maestro Salerni; un dipinto che non è solo da guardare, bensì da ascoltare, un richiamo al sonetto più celebre S'i' fosse foco, messo in musica nel 1968 da Fabrizio De Andrè.

Musica e pittura danzano all'unisono, fondendosi insieme, dando vita al sonetto di Angiolieri nell'attualità del momento, ricordandoci il momento di festa, incontri e canti che rappresentano il Palio, indistintamente dai secoli trascorsi. Salerni ci fornisce una lettura dettata dalle sensazioni, non ci sono cavalli, personaggi illustri, ci racconta la poetica del maledetto, contestualizzata nel drappo di seta, arricchito di materie preziose, di uno sfondo simbolico, le “S”, rimate; dissacrando le convenzioni più classiche del Cencio, segno di grande intelligenza stilistica e costruzione progettuale, raccontando molto di più  di un semplice ritratto, sono i segni tangibili di una storia e concetto molto più ampio.

Le contrade, invece, sono immobili, nella loro più classica veste araldica, un deciso spunto di riflessione, come allora, tali sono rimaste fedeli alla tradizione, mantenendo inalterate le loro caratteristiche e rendendoci ancora oggi partecipi di questo intricato gioco chiamato Palio. Un gioco incredibilmente imprevedibile come il suo Poeta che per l'occasione infatti non volle smentirsi, facendo uno scherzo degno della sua nomina a maledetto, rimandando la Carriera al 4 di Luglio per pioggia.

 

La corsa

Viene formato un lotto con molti cavalli di qualità. Manca Urbino ma sono presenti molti dei cavalli più forti di quell'epoca come Panezio (Leocorno), Rimini (Aquila), Utrillo (Nicchio), Saputello (Selva) e Quebel (Civetta). Sono 5 gli esordienti: Valet (Istrice), Uana de Lechereo (Bruco), Flash Royal (Drago), Zurigo (Giraffa) e Zirbo (Torre).

Il valzer delle monte è molto vivace. L'Aquila, dopo aver provato Legno e Tavoletta, opta per Ercolino, proveniente dalla Civetta che sceglie il giovane Tremoto. Ricordiamo che in quel Palio il grande Aceto è squalificato.

Il Leocorno conferma Liscio e ricompone la stessa accoppiata del Palio precedente con Panezio. La Selva sul potente Saputello sceglie Bastiano mentre Canapino va a montare Utrillo nel Nicchio.

La Carriera viene corsa il 4 luglio causa pioggia. La mossa è di breve durata e, quando entra l'Istrice, parte in testa il Drago con Il Grinta e Flash Royal, seguito dalla Torre con Spillo e Zirbo e dall'Aquila con Ercolino e Rimini. 

Il Drago si mantiene in testa, seguito dal Leocorno, dalla Torre e dalla Civetta. Al primo Casato la Torre batte sui palchi e perde posizioni; cadono anche Giraffa e Bruco. L'esordiente purosangue del Drago Flash Royal vola sul tufo ma all'inizio del terzo giro la Civetta con Tremoto e Quebel riesce a prendere la testa con un sorpasso all'interno. Al terzo San Martino è di nuovo il Drago a guadagnare la testa ma dopo il terzo Casato, con un grande guizzo di Quebel, è la Civetta a guadagnare di nuovo la testa e a vincere questo Palio con Francesco Congiu detto Tremoto (alla sua prima vittoria) e Quebel, alla sua terza vittoria. 

La vittoria per la Contrada del Castellare mancava dal 18 agosto 1976. Il Capitano vittorioso è Sabatino Mori con i mangini Mauro Ciampoli, Cesare Locatelli, Emilio Betti e Donata Bardini.

 

Nicola Nunziati, Francesco Zanibelli

 

Foto: www.ilpalio.org



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