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L'Arte del Palio: Il Drappellone del 16 agosto 1992


L'Arte del Palio: Il Drappellone del 16 agosto 1992
04/05/2020

Dipinto da Domenico Paladino.

Quinto appuntamento con la nostra rubrica "L'Arte del Palio" a cura di Nicola Nunziati che ogni lunedì analizza un Drappellone da lui scelto. Oggi è la volta del Drappellone del 16 agosto 1992 dipinto da Mimmo Paladino e che fu vinto dalla Contrada del Drago con Giuseppe Pes detto Il Pesse e Pytheos.

 

L'analisi pittorica

Domenico “Mimmo” Paladino, Beneventano, classe 1948, muove i primi passi con la fotografia dopo le frequentazioni del liceo. Già nel 1977 le sue doti prendono forma attraverso la realizzazioni di pastelli e un transitorio passaggio tra il concettuale e la rinnovata attenzione per la pittura figurativa.

Gli anni '80 lo vedono protagonista della Biennale di Venezia, insieme a Sandro Chia (anch'esso pittore di un Drappellone: Tartuca, 16/08/1994), Francesco Clemente (Valdimontone, 16/08/2012) e Enzo Cucchi, artefici della nuova transavanguardia “Aperto 80” denominata dal critico Achille Bonito Oliva.

Le opere del maestro, in prevalenza monocromatiche, dalle tinte decise, si rinnovano con disegni geometrici, rami e maschere, simboli e forme del passato, capaci di aprirsi a nuove prospettive. Artista di fama mondiale, espone in Italia e nelle maggiori gallerie di tutto il mondo.

Nel 1992 viene incaricato della realizzazione del Palio di Siena, un cencio molto discusso e controverso, accusato di “scarabocchi erotici” , da alcuni letti come simboli fallici a fianco del volto della Madonna. Prese le difese l'allora sindaco Piccini, salvaguardando la libertà d'espressione degli artisti. Ricordiamo anche in tempi recenti, il Cencio dipinto da Charles Szymkowic nel 2018, negato della benedizione dall'arcivescovo di Siena.

Il Drappellone di Paladino racconta l'artista, tipico il volto, nella parte in basso, comune a molte sue opere, al centro del drappo il cavallo, una testa solitaria svettante, un' icona del maestro. Tutto ruota attorno, i raggi irradianti illuminano tutto come un sole dorato: il maestro crea il cuore pulsante dell'iconografia paliesca e del suo Palio.

Sopra l'equino, l'effige della Madonna delineata da un tratto leggero e continuo, una semplicità descrittiva che lascia poco spazio all'immaginazione, vestita interamente di bianco. La figura sacra sorregge con facilità il “peso” della città, contrapposto da linee rigide e colori accesi, un richiamo al Buon Governo del Lorenzetti, custodito in Palazzo Comunale.

La figura della vergine, dietro il cavallo, a protezione, un abbraccio materno, istintivo per condurlo alla vittoria in solitaria , ci mostra in basso l'altra mano, indicante lo stemma comunale in un perfetto connubio di richiamo tra il basso e l'alto: la città nel Comune.

Le figure geometriche dell'artista come linguaggio descrittivo, prospettive e valenza di ogni soggetto riportato su seta, come la scelta dei colori principali, i primari: rosso, giallo e blu, incorniciati dai non colori, nero e bianco, riducendo tutto all'essenza, eliminando il superfluo, lasciandoci il gusto di poter ammirare senza distrazioni la bellezza della città e del Palio.

La parte inferiore, decisamente metafisica, un volto, adagiato a terra, radice di un albero che spunta, ogni ramo germoglia i suoi figli, quei rioni che compongono Siena come in ogni stagione si rinnovano e puntualmente, pronti a dar vita ad un sogno. Un' interpretazione dettata dalla continuità, la tradizione fatta di persone, costantemente impegnate nel mantenere vive le tradizioni, come una quercia robusta.

Sempre alla base, tra le radici, la scritta della carriera, 16 AGOSTO 1992, interrompe la monocromia apparentemente solo bianca, scendendo nel dettaglio. Un cielo costellato di stelle riflettenti (per la precisione 17). Un' attenzione non da poco dell'artista, oltre alla consueta rappresentazione araldica delle contrade al canape, ha voluto sottolineare la composizione completa delle contrade. Tante stelle attorno nel proprio universo, una galassia vasta, impossibile da descrivere in poche righe o qualche segno ma che merita un rispetto molto più ampio, come quello dedicato dall'artista alla storia.

 

La corsa

I capitani optano per un lotto con molti cavalli di qualità. Sono favorite dalla sorte la Torre con Uberto, vincitore l'anno precedente nella Tartuca e che per la seconda volta torna in Salicotto; il Bruco con Galleggiante, vincitore della Carriera di luglio nell'Aquila con Aceto; il Drago con il purosangue Pytheos (vincitore di due Palii) e l'Istrice con il grigio Zucchero, protagonista di un ottimo Palio di luglio nella Pantera. Può ben sperare anche la Pantera con l'esperto Figaro. In quel lotto ci sono solo due esordienti: Usiglia (Lupa) e Naomy (Chiocciola). 

Aceto, due anni dopo il clamoroso esordio nella Torre, torna in Salicotto, sempre su Uberto. Il Pesse va a cercare il "suo" Pytheos nel Drago mentre Cianchino va nella Pantera su Figaro, il cavallo più esperto del lotto. Il Bruco opta per Massimino ma l'infortunio alla seconda prova costringe la dirigenza di Barbicone a scegliere Bastiano. L'Istrice sceglie invece Bonito da Silva.

La mossa è molto breve, di rincorsa c'è la Pantera e, quando entra, scatta in testa la Civetta con Trecciolino e Bambina, seguita da Torre, Istrice e Drago. Prima dell'ingresso a San Martino prende la testa l'Istrice dall'interno, seguito da Torre e Drago mentre la Civetta perde posizioni.

Davanti al palco delle Comparse è l'Istrice a condurre, seguito da Drago, Torre e Pantera. L'Istrice mantiene la testa ma al terzo giro inizia la prepotente progressione del Drago con Pytheos che fa valere la sua superiore potenza e che all'ingresso dell'ultimo San Martino guadagna la testa dall'esterno. 

Zucchero, il cavallo dell'Istrice, sembra non averne più e viene superato anche dalla Torre che guadagna la seconda posizione. Nel frattempo il Drago prende vantaggio e va a vincere questo Palio con Giuseppe Pes detto Il Pesse (alla sua quarta vittoria) e Pytheos (al suo terzo Palio vinto).

La vittoria per la Contrada di Camporegio mancava dal Palio del 16 agosto 1989. Il Capitano vittorioso è Mario Toti con i mangini Fabio Miraldi, Walter Benocci e Guido Collodel.

 

Nicola Nunziati, Francesco Zanibelli

 

Foto: www.palio.be



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