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Ippica: il Sottosegretario Giuseppe L'Abbate fa il punto sulla ripartenza del settore


Ippica: il Sottosegretario Giuseppe L'Abbate fa il punto sulla ripartenza del settore
26/06/2020

"Credo che l'ippica possa tornare ai fasti che merita".

Dopo la ripartenza delle corse ippiche nel nostro Paese, abbiamo intervistato l'Onorevole Giuseppe L'Abbate, Sottosegretario di Stato del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali che ha fatto il punto su questo periodo iniziale, soffermandosi sulla riforma dei pagamenti che il Ministero sta portando avanti.

 

Un suo giudizio su questo primo periodo di ripartenza dell'ippica in Italia.

Dopo il lockdown, l’ippica è ripartita prima di qualsiasi sport così come per prima sta riuscendo a beneficiare del pubblico negli ippodromi, grazie al rispetto di rigidi protocolli di sicurezza. Nonostante le annose difficoltà di questo settore nel nostro Paese, che stenta a riprendere il ruolo che merita sul palcoscenico internazionale, siamo infatti riusciti a far valere le ragioni ippiche e ad ottenere l’approvazione del Comitato tecnico-scientifico ai protocolli che come Ministero delle Politiche Agricole abbiamo redatto per fronteggiare l’emergenza Covid-19. Un risultato raggiunto anche grazie ad una doverosa pressione della filiera.

 

Sappiamo che avete fatto degli sforzi importanti per quanto concerne la movimentazione delle fattrici per la stagione di monta: ce ne può parlare?

Lo spirito con cui il Ministero delle Politiche Agricole, durante il periodo di lockdown, ha sostenuto con forza la movimentazione dei riproduttori equini (maschi e femmine), parimenti a quello del materiale germinale per la fecondazione artificiale, è stato di garantire la continuità di una fondamentale attività produttiva economica del settore zootecnico nazionale che si estrinseca in un determinato periodo dell’anno a seguito delle caratteristiche “fisio-riproduttive” proprie delle specie equina.
 
Infatti, il ciclo estrale della specie equina si caratterizza per essere poliestrale stagionale ovvero i cicli ovulatori si manifestano durante il periodo dell’anno in cui si ha l’incremento della luce solare che, nell’emisfero nord, coincide mediamente con i mesi di fine febbraio/inizio marzo sino a fine settembre/i primi di ottobre: per tale motivo, per legge la “stagione riproduttiva” è regolamentata negli equini, dal 15 febbraio al 31 luglio di ogni anno solare.
 
L’emergenza epidemiologica del COVID-19 ed il conseguente lockdown si sono manifestati proprio nel pieno della stagione riproduttiva dei cavalli, per cui si è reso necessario intervenire adeguatamente per salvaguardare l’intera filiera zootecnica della specie, preservando le future generazioni e nel contribuire alla conservazione del patrimonio genetico nazionale delle razze equine iscritte ai libri genealogici.
 
Queste nobili motivazioni hanno permesso all’intera filiera agri-zootecnica (stazioni di monta, veterinari, centri di produzione di materiale germinale, autotrasportatori, mangimistica, ecc.), di rimanere operativa e di garantire la sopravvivenza, nel periodo più cupo dell’epidemia, di un’economia “silente” ma viva e palpabile, i cui esiti e sacrifici si materializzeranno al termine degli 11 mesi di gravidanza.

Personalmente, non posso che ringraziare gli uffici ministeriali per l’egregio lavoro svolto, nonostante le difficoltà dovute alla pandemia.

 

Avete valutato eventuali partnership con degli sponsor per l’organizzazione delle corse?

Dal punto di vista ministeriale, non abbiamo alcun motivo ostativo tant’è che, in alcuni circuiti come quelli del purosangue arabo ciò già si verifica. L’obiettivo del nostro lavoro di riforma e rilancio mira anche a far sì che gli sponsor possano tornare a trovare profittevole la partnership nelle corse ippiche, preferibilmente con investimenti nel montepremi stante la nostra prerogativa di sostenere l’intera filiera del cavallo.

 

Può spiegarci la riforma dei pagamenti che state portando avanti?

Per porre rimedio, il più possibile, alle storture causate da una chiusura dell’ex Assi/Unire e ad una sua confluenza nel Mipaaf realizzata a suo tempo in maniera alquanto tranchant, abbiamo lavorato ad una riforma dei pagamenti che ne limiti le storture, mal digerite dalla filiera. Nonostante le difficoltà provocate dalla pandemia e la chiusura degli uffici ministeriali avvenuta per un caso di Covid-19, è stato trovato il modo di cooperare a distanza con il Sicoge, il sistema per la gestione integrata della contabilità economica e finanziaria per le Amministrazioni centrali dello Stato (ministeri) e di alcune amministrazioni autonome dello Stato.

Grazie all’introduzione di semplificazioni e di processi informatizzati, con il nuovo sistema di pagamento si punta a ridurre sensibilmente i tempi medi di lavorazione e di successiva liquidazione dei premi relativi alle corse ippiche. I premi con fattura passano così dai 130-140 giorni di media a 90-100 giorni. La fase successiva riguarderà la razionalizzazione dell’anagrafica e del database degli operatori per poi passare ai premi senza fattura.

L’obiettivo sui pagamenti è quello di arrivare all’erogazione media entro 80 giorni, tenendo conto che almeno 34 giorni di questi sono propri di fasi incomprimibili: penso, ad esempio, alla registrazione dei decreti di impegno e di liquidazione nonché ai tempi tecnici di erogazione della Banca d’Italia. Per sciogliere qualsiasi dubbio sulla nuova procedura, abbiamo attivato la casella di posta elettronica informazionipremi@politicheagricole.it

 

Il Coordinamento degli Ippodromi ha chiesto di istituire un tavolo di lavoro per l'ippica: quale è il suo parere in merito?

Se l’obiettivo è quello di riformare davvero l’ippica per un suo rilancio, in cui credo fortemente, la voce dei protagonisti del settore che intendono fare la propria parte è assolutamente ben accetta. Rinnovo tutta la mia disponibilità al dialogo e al confronto che sono per l’appunto alla base del processo di riforma ippica che sto portando avanti a testa bassa, senza sosta ed evitando i teatrini politici del passato a cui, purtroppo, mi rendo conto, il settore è abituato.

 

Come vede il futuro dell'ippica nel nostro Paese? 

Credo che l’ippica italiana possa ritornare ai fasti che merita. A fortificare questa mia convinzione vi sono i risultati, a dir poco eccezionali, che raggiungiamo sul palcoscenico internazionale in prestigiose gare. Lavoriamo assieme per pervenire questo importante traguardo comune. Ovviamente dobbiamo essere pronti e capaci ad adeguarci ai tempi che viviamo, per rendere l’ippica nuovamente attrattiva per le nuove generazioni. Solo attraverso un complesso e organico progetto di riforma, che vada dalla governance alle scommesse, dalla promozione ai lavoratori del comparto, potremo ridare un futuro roseo all’ippica italiana, orgoglio nazionale.

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