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L'Arte del Palio: il Drappellone del 2 luglio 1996


L'Arte del Palio: il Drappellone del 2 luglio 1996
15/06/2020

Dipinto da Luciano Schifano.

Undicesimo appuntamento con la nostra rubrica "L'Arte del Palio" a cura di Nicola Nunziati che ogni lunedì analizza un Drappellone da lui scelto. Oggi è la volta del Drappellone del 2 luglio 1996 dipinto da Luciano Schifano e che fu vinto dalla Nobile Contrada dell'Oca con Luigi Bruschelli detto Trecciolino e Quarnero. Come sempre, dopo l'analisi pittorica, trovate anche i dettagli della corsa.

 

L'analisi pittorica

Luciano Schifano nasce il 13 Dicembre del 1943 a Sabratha in Libia da madre siracusana e padre originario di Trapani. Grazie al lavoro del genitore archeologo, Luciano entra in contatto con il mondo artistico e lo conduce alla scoperta delle arti e l'amore per queste.

Schifano prosegue gli studi presso il Liceo artistico di Catania. successivamente soggiorna a Milano e Roma sperimentando uno stile pittorico influenzato dal pittore Guttuso, sviluppando in un secondo momento il proprio, inconfondibile e combinando forti contrapposizioni cromatiche, caratteristiche della terra di origine: la Sicilia.

Dal 1966, si trasferisce a Firenze dove vivrà lavorerà fino alla sua morte nel 2013. La Toscana, tappa fondamentale del maestro, condurrà Schifano alla realizzazione delle quattro vetrate per la cripta della Chiesa di Santa Croce a Firenze nel 1995: tanto belle da portare il nome dell'artista a commissionare il Cencio per la Carriera del 2 Luglio del successivo anno.

Il percorso artistico prosegue, collabora con prestigiose gallerie e le sue opere sono mostrate in tutta Italia: Lecce, Padova, Pienza, Siena e in Europa, Ginevra, Bruxelles, Mentone. Nel 1987 riceve il premio per le Arti Figurative San Valentino d'Oro a Terni mentre nel 1988 riceve la nomina di Accademico di Merito per chiara fama internazionale dall'Accademia di Belle Arti di Perugia.

Schifano risulta essere un artista autentico, vero. Come tale non si sofferma ad un'unica espressione artistica, indaga il proprio animo mettendosi in discussione, realizzando opere che spaziano dalla pittura, scultura, installazione e vetrate, ribadendo il concetto di vivere per l'arte. Non esistono sotterfugi nelle opere, i colori appaiono brillanti. I soggetti ricorrenti, oltre ai ritratti, sono i cavalli, spesso rappresentati solitari, eleganti, nelle classiche forme, mutati nei colori, riflessi di memorie antiche, estati aride e aspre di una Sicilia fanciullesca sempre degna compagna del pittore.

Schifano “torna” a Siena, dopo aver esposto in una galleria all'inizio degli anni '80, questa volta per realizzare il Cencio del 1996. Il maestro conosce bene la Toscana, ormai terra adottiva e sa bene le esigenze dei popoli e delle contrade in merito al Drappellone. Il Palio infatti, nonostante la contemporaneità appare come una tavola di altare, tutto perfettamente bilanciato nella costruzione. Vediamo linee rigide ferme che incorniciano la parte centrale, il drappo di seta è abbagliante, un fascio di luce, di luce propria, come un raggio solare. E' necessario socchiudere gli occhi per percepire meglio i tanti dettagli che emergono pian piano: è un'opera da ammirare da lontano per assaporarne la totalità, da vicino, come ambito premio per chi potrà in futuro, potendo proseguire una lettura in tempi più quieti.

La ripartizione schematica, quasi come un codice miniato, racchiude tutto ed il contrario di questo. All'interno troviamo i colori, il divisionismo, l'impressionismo, il Fauvismo, corrente spesso disprezzata, non a caso il termine tradotto indica “bestie” , “selvaggi”. Arte sviluppata nei primi del '900, tra i più' importanti ricordiamo André Derain, fondamentale anello di congiunzione per giungere al cubismo.

Quale migliore arte per esprimere tutto questo. Sì perchè il “selvaggio” esalta la pittura pura del colore esplosivo, usato in modo libero e in funzione anche emotiva: esiste forse miglior metafora artistica anche per descrivere in poche semplici parole il Palio?.

Schifano sfrutta la sua arte a pieno, nella tavolozza c'è' tutta l'estate di Luglio, i colori delle crete bruciate, dei campi di grano contrapposti a un verde azzurro del cielo e delle acque preziose di Siena che scorrono tra i rioni e sfociano nella Fonte Gaia, cuore della Piazza, esaltata al centro del Drappellone in grembo alla Madonna.

La Vergine in questo caso non è nella parte alta del drappo, come solitamente vediamo: è al centro di tutto come un sole che emana calore e invia energia, lo stesso fa la Santa, coloratissima, appoggiata su di una una conchiglia, forma della piazza ove si corre il Palio: accompagna un cavallino che si volta indietro a controllare la situazione, ormai prossimo alla vittoria, condotto dalle mani della Vergine. Campiture di colore e riflessi più chiari spezzano l'egemonia, la terra bruna va schiarendosi nell'ora più' in alto delle nuvole ci riportano al celestiale. Compaiono dei putti uno di fronte all'altro che suonano e inondano sotto di loro una sorta di pioggia. Si tratta di figure allegoriche che spesso venivano inserite in scene di guerra, competizioni sportive note già in epoca romana: un chiaro riferimento alla storia senese e alla sua fondazione.

Le contrade, infine, nella parte bassa sono racchiuse nel più toscano dei frutti: il grappolo d'uva. Un augurio di felice maturazione raccontato ancora una volta un momento ben preciso dell'anno: un richiamo all'estate e alle aspettative di tutto l'anno dedicate ad un buon raccolto.

 

La corsa.

I Capitani optano per un lotto con ben 9 purosangue ed un solo mezzosangue: Quarnero che viene assegnato all'Oca. Sono ben 7 gli esordienti in questo Palio: Minoredda (Chiocciola), Maranello (Selva), Imco Flaming (Aquila), Tarantola (Istrice), Musetto (Torre), Trastullo (Bruco) e Penna Bianca (Leocorno). Favorite dalla sorte sulla carta sono il Valdimontone con Bella Speranza, vincitrice l'anno precedente nel Leocorno con Il Pesse e la Giraffa con il cavallo più esperto del gruppo: Naomy, che alle spalle 4 Carriere. 

Il valzer delle monte è molto interessante in questo Palio. Aceto, alla sua ultima apparizione in Piazza del Campo, dopo la prima prova nell'Aquila sull'esordiente Imco Flaming, torna nella Torre per la terza volta sull'esordiente Musetto. L'Aquila opta per Tremoto, anche lui al suo ultimo Palio. Massimo Donatini detto Stoppa, che aveva fatto le prime due prove nella Torre, va nel Bruco su Trastullo a sostituire Cianchino, infortunatosi alla Prova Generale. Bastiano, anche lui al suo ultimo Palio, è nella Selva sull'esordiente Maranello. Il Valdimontone forma l'accoppiata vittoriosa nel Palio precedente nel Leocorno con Il Pesse e Bella Speranza mentre Il Bufera è sull'esperta Naomy nella Giraffa. Trecciolino è nell'Oca su Quarnero mentre segnaliamo infine l'esordio di Stefano Lobina detto Andrea nella Chiocciola.

La mossa è molto breve, di rincorsa c'è la Giraffa con Il Bufera e Naomy. Quando entra scatta in testa il Bruco con Stoppa e Trastullo, seguito dalla Torre, dalla Giraffa dall'esterno e dal Leocorno con Cittino e Penna Bianca. Al primo San Martino in testa è il Bruco che però prende una traiettoria molto esterna e cade. Anche la Giraffa, che aveva avuto un ottimo spunto, prende una traiettoria molto esterna e batte nei materassi pregiudicando la sua corsa.

Alla Cappella prende la testa il Valdimontone, seguito dallo scosso del Bruco e dalla Torre. Dopo la curva del Casato è sempre il Valdimontone a condurre mentre dalle retrovie viene forte l'Oca che nerba la Torre e passa in terza posizione.

Al secondo San Martino il Valdimontone è sempre in testa, seguito dall'Oca che riesce a superare lo scosso del Bruco. Al terzo giro l'Oca si avvicina in maniera molto prepotente al Valdimontone. Prima del terzo San Martino l'Oca affianca il Valdimontone nerbandolo. L'Oca riesce così a guadagnare la testa all'ingresso del terzo San Martino. Oca in testa mentre il Valdimontone sembra non averne più e perde metri nei confronti dell'Oca che va a vincere questo bellissimo Palio con Trecciolino (alla sua prima vittoria) e Quarnero, anche lui al primo successo in Piazza del Campo al terzo Palio corso. 

La vittoria per la Contrada di Fontebranda mancava dal Palio del 2 luglio 1985. Il Capitano vittorioso è Fulvio Bruni, con i mangini Riccardo Lusini e Rodolfo Montigiani. Il Governatore è Lorenzo Fondelli.

 

Nicola Nunziati, Francesco Zanibelli

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